Alberto Savinio

Fu pellegrino appassionato Alberto, nato Andrea De Chirico, ai posteri Savinio. Una vita errabonda, Atene-Monaco-Parigi-Italia, dietro, l’ombra del fratello Giorgio, dentro, un multiforme ingegno. Pittore anch’egli o fabbrica di idee, scrittore anomalo, giornalista graffiante, compositore, critico, regista, Alberto Savinio correva avanti tempi via via più esausti. Era il 1937 quando decise di fermarsi a Roma, dove aveva vissuto anni migliori, scrivendo a gomito con Pirandello o passeggiando con Stendhal in tasca. Il regime aveva stravolto il centro, motorizzando le promenades di Beyle, Savinio scelse casa ai Parioli, Viale Bruno Buozzi 39, piano uno, dove:

-Trascorreva giornate operose, uscendo di quando in quando dalla camera dove alternava il sonno al lavoro, il giorno alla notte.
-Con i familiari c’era l’accordo di non rivolgergli la parola, per non interrompere il flusso dei pensieri. Un pezzo di formaggio e tornava nella sua stanza, e le giornate procedevano così, una uguale all’altra, tutte diverse tra loro.
-Maria, moglie e alleata, gli alleviava i fastidi quotidiani, organizzando, lei che ne conosceva i gusti, le ore di svago serale in compagnia degli amici in casa, a conversare, o a passeggiare per le strade, a confrontare l’acqua delle fontanelle di Roma, o al cinema, all’opera o a un concerto.
-Talvolta interveniva a sviare il corso dei suoi pensieri lo squillo del telefono e gli capitava allora di lasciarsi distrarre o di ascoltare una conversazione in corridoio.
-Viaggiatore perpetuo e dappertutto straniero, dichiarava di amare i viaggi che non implicano trasferimenti organici, quelli che si fanno con la propria mente, nella quiete della propria stanza.
E in questa casa tanto viaggiò da farci un libro, Casa “la Vita” una raccolta di allegorie in racconto dove ogni passo incede nell’avanguardia, tra parole-quadro e ironia a pioggia. Vince, per me, il racconto “Formoso”, dove a dipingere lo scempio delle ruspe di Mussolini nel centro di Roma è il fantasma di Raffaello, spirto gentil sfrattato dai fascisti, che a uno sconvolto protagonista- autore chiede un passaggio sulla Topolino, dal divino pittore battezzata meccanismo di Maestro Leonardo.

UTILITATES
Casa “la Vita” e altri racconti, Adelphi, 1985 (il testo preceduto dai trattini è tratto da pag. XV).

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