La peste

Questa è la Basilica di Santa Maria del Popolo, in piazza del. Dentro c’è roba da passarci un giorno, tipo due Caravaggi, Pinturicchio, Carracci… Poi c’è una targa dedicata ad Alessandro VII, il papa che con Bernini diede alla chiesa una svolta barocca.

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Poi ci sarebbe anche questa storia, che comincia un dì di giugno del 1656, quando in una locanda di Trastevere scese un pescajuolo napoletano, con la febbre. Venne portato allo spedale, dove non fece in tempo a dire addio. Vedendo un pomfo sul tapino, qualcuno pensò: “E’ peste”, dato che a Napoli già c’era. Qualcun altro pensò di no e per non creare allarme tra la gente si scelse di tacere. Ma quando il pomfo colse anche la locandiera, e suo marito e i figli, tutti convennero: “E’ peste”. Papa Alessandro VII potenziò la task force d’emergenza, la Congregazione di Sanità, zero dottori, solo cardinali, che ogni mattina si riunivano per:
-approntare cordoni sanitari, nelle zone di mare e di confine; rinforzare i confini coi soldati, che controllavano accessi e uscite; chiudere le strade secondarie; lasciare aperte solo 8 porte della città, presidiando ciascuna con le armi; lasciare entrare solo chi mostrava la fede di sanità, un passaporto che segnalava identità, provenienza, direzione, mezzi di trasporto, quante e quali merci trasportate; disinfettare i soldi nell’aceto; decidere pene asperrime per i trasgressori. Ma il morbo penetrò lo stesso. Papa Alessandro VII allora:
-allestì un lazzaretto di primo soccorso sull’Isola Tiberina, dove si poteva arrivare solo via fiume.
-ne allestì altri due a San Pancrazio e a Casale Pio V, per le convalescenze.
-ne allestì un quarto dentro via Giulia, nelle carceri, per la corroborazione della salute dopo la convalescenza e un quinto a Sant’Eustachio, per quei poveri i quali ammalando nelle case sospette erano considerati a rischio.
-impedì a medici, chirurghi e compagnia di uscire da Roma, pena la morte e la confisca dei beni (tanto avevano le mani legate, decidendo tutto la Congregazione della Sanità che li relegò a delatori di appestati).
-indisse un giubileo per chiedere aiuto in alto, ma la gente aveva paura a uscire e a giubilare rimasero i prelati.
-sostituì il giubileo con digiuni e preghiere, sospese le processioni, le prediche di piazza, feste e consessi civili e letterari.

La peste parve placarsi, ma per poco e continuò, fino all’agosto dell’anno successivo. Papa Alessandro andò a celebrarne la fine nella Basilica di Santa Maria del Popolo, con un solenne Te Deum di ringraziamento. I morti furono quasi 15mila, a fronte di 100mila abitanti. Eppure, rispetto ad altre città, Roma pagò il contributo minore in vite umane.  

UTILITATES
-Per una storia di Santa Maria del Popolo, qui.
-Per una storia di questa peste di Roma, qui.

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