Costanza Monti Perticari

Una targa tutta per te no, eh? Dovevi essere la figlia di, la moglie di e di chi poi, uno yes poet che stava sugli esametri un po’ a tutti, di uno studioso provinciale e puttaniere. E allora, cara Costanza, questa pietra parlante è per te e per tutte quelle che furon lì lì ma non furono.

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-Sei nata in questa casa di via dei Prefetti 22, un dì d’estate del 1792. Mamma era bella, attrice, chiacchierata, Teresa Pikler, ma ti amò ben poco. Papà Vincenzo Monti invece t’adorava, ma aveva schiena storta. C’era d’ingraziarsi il papa? Ti battezzò Costanza, come una pia duchessa amica sua. I francesi alle porte? Omaggi a Bonaparte, di qua, di là, su e giù, Bologna, Milano, Parigi.
-Troppa fatica per la sua cara bimba, così da Roma ti spedì dai parenti di Romagna, i Monti di Maiano, e a studiare dalle Orsoline ferraresi. Crescevi bene, piena di grazia, dottissima, un gioiello, a detta di Stendhal elle sait le latin mieux que moi. 
-Poi, come sempre accade, perle ai porci. A 20 anni convolasti a nozze, non Mustòxidi, poeta greco, bruttino e poverello che a te piaceva e a papà Monti anche, ma Giulio Perticari, un conte pesarese scelto da mamma che al solito scelse per te il peggio.
-Pretese una cospicua dote, in cambio ti offrì titoli e corna e se provavi a prenderti i tuoi spazi, roba da niente, flirt d’intelletto, abiti strani, umor cangiante, la macchina del fango in moto andava: Madama ne ha fatta un’altra delle sue.
-Ma tu volevi solo essere qualcuno perchè sapevi fare tutto, prosa, poesia, teatro, per poi non dire del tuo amato Dante, che commentavi con perizia vera. Oltre la siepe volevi volare, così convincesti Giulio a trasferirvi a Roma, la tua città. Che tua, però non era più.
Gente oziosa, ladra e peggio se vi è, qual contrasto fra Roma antica e Roma ora meschina scrivevi disperata. E se Canova ti chiamava anima bella, nella Biblioteca Vaticana non potevi entrare, eri una donna, nei salotti del Papa non volevi, eri Costanza, il signor conte continuava a rincorrere sottane, ebbe anche un figlio, il tuo morì neonato.

Dopo due anni tornaste a Pesaro, più lontani che mai. Perticari si ammalò, i medici sottovalutarono, morì. Contro di te l’inferno, dicevano perfino l’avessi avvelenato. Fu tutto un combattere, per discolparti, per la tua dote e intanto mamma e papà invecchiavano male. Quando, finalmente, dalle tue Orsoline, ti rifugiasti a tirare il fiato, nel petto un sussulto: il primo segnale del tumore che ti portò via, a nemmeno 50 anni.

UTILITATES 
-Una piccola donna che non ce l’ha fatta, “Per me sola: biografia intellettuale di Costanza Monti Perticari”, di Chiara Agostinelli, Carocci, 2006.
-Davanti alla casa romana dove nacque Costanza Monti, c’è Palazzo Firenze. Rinascimento romano puro e oggi sede della Società Dante Alighieri. Dai, alla fine…

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