Thomas (e Heinrich) Mann

Questa pietra andrebbe un po’ corretta. Perché è vero che uno è assai famoso e l’altro meno, che uno vinse il Nobel e l’altro si perse, ma ci vissero tutti e due i fratelli Mann in Via del Pantheon 57 (oggi c’è un b&b). Solo che la targa ricorda solo Thomas, “il poeta”, che pure di poesia ne scrisse mezza. Daje.  

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Invece era stato proprio Heinrich il primo ad arrivare a Roma. Cercava sollievo ai suoi polmoni e forse già che c’era anche se stesso. Qualcosa trovò, disse al fratello: “Vieni” e quello scese, da un futuro di scartoffie e d’ossessioni. Una in particolare lo inseguiva ovunque, la Germania; l’Italia sembrava fuori il giusto, anche se gli era “indifferente fino al disprezzo e gli italiani terribilmente fastidiosi”. Quindi, cosa facevano i due fratelli Mann, nell’Urbe?

-Poco turismo né passeggiate antiche, molta campagna tra Palestrina e Roma, qua e là la musica, Verdi e Puccini, per quanto Wagner…
-Tante fumate e bevute e il domino giù al bar, il resto in casa, due stanze al terzo piano, sempre da soli a ragionare “sulle proprie origini e sul proprio destino”.
-Thomas intravide il suo nella novella di un gobbo tristissimo. La chiuse in una busta e la spedì all’editore Fischer di Berlino, dove il fratello Heinrich aveva lavorato gratis. In capo a poco Il piccolo signor Friedemann era già in libreria, anche a Roma.
-Heinrich fece lo stesso, scrisse novelle, ne fece un libro ma non con Fischer, ché Fischer lo ignorò e così il pubblico.
-Eppure continuavano a pensare a quattro mani e nell’aria c’era una storia di famiglia. Un romanzone di mercanti e decadenza, ispirato ai Mann con altra gente. Tiravan fuori ricordi, archivi e affetti, soprattutto Heinrich, che per età aveva più memorie.
-Poi uno dei due girò la testa altrove e pubblicò I Buddenbrook da solo, nel 1901. Fu subito gloria vera, scrisse molto altro, ma grazie alla famiglia di Lubecca (e a Roma) Thomas Mann andò a Stoccolma, a ritirar l’ambìto assegno. 

Anche Heinrich continuò a scrivere, senza raggiungere mai il successo del fratello. Tornato in Germania entrò in rotta col resto dei parenti, fece un matrimonio infelice, si impegnò in politica, a causa dei nazisti dovette andare in esilio, perse la nazionalità tedesca, fece un secondo matrimonio infelice, restò prigioniero dell’America povero e depresso, sopravvivendo grazie ai soldi che gli mandava il pur sempre legato Thomas. Che cercò in tutti i modi di farlo tornare in Germania, ma il visto arrivò quando Heinrich era già morto.

UTILITATES
-Durante il soggiorno in Italia Heinrich trovò lo spunto per Il professor Unrat, da cui L’angelo azzurro, sì, il film.
-Non so dove andassero al bar, i Mann. Io gli avrei detto qui, Günthergelato.

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