Samuel Johnson

C’è Johnson & Johnson, il premier di oggi, Bo-Jo e vabbè, e il Dottor Johnson, Samuel, anche se odiava esser chiamato così. Gli dobbiamo molto, un brutto romanzo, tragedie e poemi, saggioni su Shakespeare, giornali, pamphlet e A Dictionary of the English Language. “Il” Dizionario, che il primo non fu ma il più autorevole sì.

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Johnson lo completò in questa casa al numero 17 di Gough Square, l’unica sopravvissuta delle tante che abitò a Londra, diventata museo. Qualcosa è rimasto com’era, una scala aperta, le assi di legno, maniglie alle porte, l’allarme vintage. Il resto è ritratti, tazzine e volumi, arredi a evocare il mondo del Dr, che:
-si stabilì qui nel 1748, per stare più vicino al suo tipografo, perché se uno promette di scrivere il Dizionario di Lingua Inglese più o meno da solo, più o meno in dieci anni, la vita gli cambia.
-la casa ridotta a un serraglio, i libri a migliaia sparsi, copisti su e giù per le scale, attrezzi per la rilegatura, un’officina del caos.
-in mezzo problemi di soldi (Johnson viveva sulle spalle della moglie più vecchia), di affetti (la matura ma amata moglie morì lasciandolo in una grande depressione), di salute (Johnson soffriva anche d’ipertensione e della sindrome di Tourette).
-fortuna che c’era il suo gatto, Hodge, nutrito ad ostriche e amore, per Johnson talmente importante che ormai vicino alla morte gli comprava la valeriana per non farlo soffrire. E davanti alla casa museo c’è la sua statua, di bronzo, scolpita sul Dizionario (solo che era in restauro).
-fortuna che c’eran gli amici, Joshua Reynolds, David Garrick e più tardi il Club, Edmund Burke, Pasquale Paoli, Charles Burney, Thomas Warton, Oliver Goldsmith.
-fortuna che c’era il suo domestico, Francis Barber, uno schiavo giamaicano che si prese cura del Dr tanto da entrar tra gli eredi.
-nel 1755 il Dizionario finalmente uscì, “vasta mole superbus”, 43mila parole, definizioni accuratissime, infarcite di citazioni, erudizione, humour, “Oats: a grain which in England is generally given to horses, but in Scotland supports the people”. Costo 350 sterline, profitti zero, diritti d’autore non pervenuti.

Oppresso dai debiti, Johnson lasciò questa casa nel 1759. Tuttavia, grazie al Dizionario, il re gli assegnò una discreta pensione, che gli permise di vivere dignitosamente il resto dei suoi giorni. Passati a raccontare quelli prima a un giovane scozzese avaro, vanitoso e senza uno scopo, tranne quello di scrivere la Vita di Samuel Johnson, “la” biografia. Se le pagine di James Boswell vi sembran troppe, c’è sempre la sintesi perfetta di Giorgio Manganelli.

UTILITATES
-Per la casa museo di Samuel Johnson http://www.drjohnsonshouse.org.
-Giorgio Manganelli, “Vita di Samuel Johnson”, Adelphi editore, 2008.

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