Angelica Kauffman

Certe pietre parlano dentro, dentro una chiesa, Sant’Andrea delle Fratte, bel combo Bernini -Borromini, scenografico traguardo di Via della Mercede. Sulla parete a sinistra della porta laterale un’epigrafe piange Angelica Kauffman, sublime pittrice che imponeva il bello (e bella era assai).

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Qui c’è la sua tomba, la vita fu altrove, Svizzera, Londra, l’Italia. A farla viaggiare il talento, mostruoso, the whole world is angelicamad: la regina di Napoli la voleva al suo servizio, lei scelse la libertà e scelse Roma. Dove cercare sennò le sue eroine dolenti, le sue dee pietose, le sue storie antiche? Nel 1782 comprò un palazzo in Via Sistina 72, quindici camere, giardino e studio. La seguiva il secondo marito, Antonio Zucchi, pittore modesto, amico devoto, soprattutto il suo amministratore. Angelica infatti:
-venne subito richiestissima da clienti disposti a pagare la qualunque per ritratti interi o mezze figure, quadri allegorici o storici (prezzo base 40 zecchini).
-iniziò a ricevere cardinali, re, l’imperatore D’Austria e il principe di Polonia, che un giorno la portò alla Colonna Traiana a mostrarle che lei era la colonna per l’arte di Roma.
-iniziò ad attirare invidie, voci, malelingue, pronte a giurare che quel successo passava dal suo letto.
-iniziò a rispondere facendo della sua casa un salotto, molto e ben frequentato, Canova, il pittore Hackert, l’incisore Volpato.
Poi, un giorno entrò Johann Wolfgang Goethe.
-fu amicizia all’istante, l’affinità di due spiriti eletti: lui le leggeva i passi dell’Egmont, lei lo invitava a pranzo ogni domenica, dopo aver visitato insieme i capolavori dell’arte romana.
-l’amicizia diventò qualcosa di più per Angelica che a 46 anni, un matrimonio fallito alle spalle e uno spento al presente, era stanca di vivere d’arte. 
-Goethe, che di anni ne aveva 38, preferiva distrarsi con un’ostessa del centro. Angelica era degnissima persona, amica preziosa, quella che stava dipingendo il suo ritratto, ma non ne farà nulla credo. Il suo, pur essendo un simpatico giovanotto, non sono io

Quando Goethe lasciò l’Urbe, Angelica cadde in un profondo stato di prostrazione. Curava come un’ossessa il pino che lui le aveva regalato e gli scriveva lettere struggenti. Goethe rispondeva gentile ma formale e tornando in Italia tempo dopo chiese espressamente di non scendere a Roma. Angelica si riprese a fatica e la scomparsa di Antonio, le spoliazioni dei francesi, un’oppressione al petto ne accelerarono la fine. Morì a 66 anni, il funerale l’organizzò Canova e se ne parlò per giorni. C’era tantissima gente e al feretro toccò l’onore, rarissimo, di venire accompagnato da due dipinti dell’artista. Disgraziatamente, dopo la morte di quella preziosa amica, il nuovo proprietario della casa ha fatto abbattere il pino. Goethe scripsit.

UTILITATES
-La vita (e qualche opera) di Angelica Kauffman in “Angelica Kauffman”, Leros Pittoni, De Luca editore, 2006.
-S.Andrea delle Fratte la chiamano anche la Lourdes romana. Info: www.madonnadelmiracolo.it.

 

2 pensieri su “Angelica Kauffman

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