Gaetano Donizetti

Giuro che non l’ho rubata io. Giuro che c’era davvero una targa ad indicare che in Via delle Muratte 78, dietro Fontana di Trevi, visse Gaetano Donizetti. Spero che la rimettano al suo posto – stanno ristrutturando il palazzo – perché valeva il tempo di uno sguardo in su.

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Donizetti componeva tanto, ma così tanto che non potevano essere tutti capolavori. Presero a chiamarlo “Dozzinetti” e, quando alla memoria gli dedicarono la targa di cui sopra, i presenti lessero: “IN QUESTA CASA / ABITÒ GAETANO DOZZINETTI / DI BERGAMO / E VI COMPOSE / IL FURIOSO E IL TORQUATO TASSO / S.P.Q.R. / 1876”. Qualcuno rise, qualcun altro si infuriò, qualcuno corresse. Ma rimase l’abrasione. Comunque Donizetti arrivò a Roma per la prima volta nel 1821, a 24 anni. Poverissimo, in tasca solo la raccomandazione del suo mentore Simone Mayr, trovò:
-una scrittura al Teatro Argentina, con la Zoraida di Granata, melodrammone a lieto fine partito malissimo (libretto terrificante, il secondo tenore morto durante le prove).
-alla prima della Zoraida un pubblico in delirio, che lo portò in trionfo per le strade di Roma a suon di banda e balli.
-la consacrazione e ingaggi a cascata, da Napoli a Milano, anche se stava meglio a Roma, dove aveva trovato amici cari.
-uno di loro Antonio Vasselli, gli aveva trovato anche una stanza in casa sua, in Via delle Muratte appunto, sul cui pianoforte a coda Donizetti compose il “Furioso” e il “Tasso” .
-l’amore, Virginia Vasselli, la sorella di Antonio, anche se l’amore dovette aspettare qualche anno perché Virginia era troppo giovane.
-i primi segni del male che se lo sarebbe portato via e che probabilmente trasmise anche alla moglie, la sifilide.
-la gioia, per la nascita del primo figlio, e la tragedia, perché il bambino venne al mondo prematuro e morì dopo una settimana.

Gaetano e Virginia cercarono di andare avanti. Scelsero Napoli, dove lui era ormai una star. Ebbero altri due figli, ma non sopravvissero nemmeno loro e subito dopo il terzo parto anche Virginia morì, forse di colera, forse per le conseguenze della sifilide. Donizetti annegò la sua disperazione continuando a lavorare come un pazzo per i maggiori teatri d’Italia e d’Europa. Tornò a Roma raramente, l’ultima nel 1844, pochi giorni passati per lo più in casa, “tristo e senza gaiezza”.

UTILITATES
-La biografia di Donizetti è come le sue opere, fitta fitta ma da rileggere, William Ashbrook, “Donizetti, la vita”, EDT.
-Per una storia (e una foto) della targa che non c’è più, cliccate qui.

 

 

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