Anita (e Giuseppe) Garibaldi

Diciamocelo, lui è dappertutto, lei un po’ meno, e allora, quando dietro Piazza di Spagna vedi una targa che li ricorda insieme, ti viene da fermarti un po’ anche se piove, da scrivere due robe mentre smette di piovere.

WhatsApp Image 2018-11-08 at 09.50.05 copiaQuando Anita e Giuseppe Garibaldi abitarono cinque giorni in Via delle Carrozze 59, era iniziata l’estate del 1849. Una lunga estate crudele. Lui era venuto prima, a difendere la Repubblica Romana, lei era rimasta a Nizza, con la suocera, i bambini e un altro figlio in arrivo. Di seguirlo neanche a parlarne perché a Roma – lui le scriveva -“si vive, si muore, e si sopportano le amputazioni al grido di Viva L’Italia!“. Piuttosto che lasciarlo solo, e restare sola con la suocera, Anita preferì i cannoni di Oudinot. Si imbarcò su una nave e la mattina del 26 giugno:
-corse subito a Villa Spada, il quartiere generale di Garibaldi, che appena le vide esclamò: “Eccola la mia Anita: adesso abbiamo un uomo in più”.
-cominciò a combattere con lui (o almeno a stargli vicino), che di uomini ne stava perdendo a grappoli, come Andrea Aguyar, l’amico di colore, il suo fedelissimo Otello.
-continuò a combattere con lui (o almeno a stargli vicino), nonostante la Repubblica fosse bell’e perduta.
-smise di combattere con lui (ma non di stargli vicino), quando lui capì che Roma non poteva essere più difesa.
-condivise con lui, in questa casa, un’ultima cena e il progetto di trasportare altrove la guerra, perché – lui le diceva – “dovunque saremo, colà sarà Roma”.
-andò con lui vestita da uomo, a cavallo, in Piazza San Pietro, dove il 2 luglio del 1849 Garibaldi promise ai suoi volontari fame, sete, marce forzate, morte. 

Lo seguirono in più di 4mila, inseguiti da tutti, francesi, austriaci, spagnoli, borbonici. La marcia fu estenuante, più di qualcuno si perse per strada e a San Marino il generale sciolse la sua vincibile armata. Con i duecento fedeli rimasti mirava a Venezia, ma Anita era già andata oltre. Incinta, malata, in Romagna gli collassò tra le braccia. Il medico arrivò in tempo per scuotere la testa. Dal 1932 le sue spoglie riposano nel monumento che le hanno dedicato sul Gianicolo. Dietro, ovviamente, a quello di Garibaldi.

UTILITATES
-La stanza dove dormirono i Garibaldi, a via delle Carrozze 59, oggi si chiama Anita Suite e ci potete dormire anche voi. Info: Garibaldi Suites. 
-Datato ma si legge ancora, George Macaulay Trevelyan “Garibaldi e la difesa della Repubblica Romana”, Zanichelli, 1909.

 

 

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