Samuel Finley Morse

Se siete a Roma, dalle parti di Montecitorio, e volete una boccata di silenzio andate in Via dei Prefetti e fermatevi al numero 17. Qui si fermò anche Samuel Finley Breese Morse, per fare una cosa che se la sarebbero ricordata in pochi, il pittore.

morse-zoomVoleva studiare arte in Europa e il 20 febbraio del 1830 trovò una sistemazione in questo palazzo, Valdina Cremona, da dove iniziò subito a:
-andare ai Musei Vaticani a copiare, per un collezionista d’oltreoceano, la Scuola di Atene, notando che era un’opera difficile da riprodurre e che gli sarebbero servite almeno sei settimane.

-perdersi, lungo il tragitto via dei Prefetti/Vaticano, tra i tanti negozietti di antiquariato e curiosità, di cui abbondava questa wonderful city.
-trovare molto meno wonderful i mille rituali della città, che offendevano i suoi occhi di artista sì, ma puritano, tipo il bacio della statua di San Pietro.
-farsi però travolgere dalle suddette cerimonie, come l’incoronazione di papa Gregorio XVI, nel cui blindatissimo cordolo vip riuscì a imbucarsi dicendo Sono un americano, un forestiero signore!
-osservare che le donne dissolute a Roma non stavano per strada, come a New York, ma il vizio is carried on in secret: the whole system is affected; it is rotten to the core.
osservare che i Trasteverini erano una specie a parte dei romani, orgogliosi, si credono i soli discendenti degli antichi Romani e per questo odiano tutti gli altri.
-farsi il grand tour della campagna romana, frequentare nobili salotti, conoscere finalmente il Signor Alberto, per tutti gli altri lo scultore Bertel Thorvaldsen, che corteggiò al punto da dedicargli un ritratto.

Il 5 gennaio del 1831 Morse lasciò Via dei Prefetti e qualche tempo dopo tornò in America. Durante la lunga traversata soffrì l’assenza di comunicazione con la terraferma, così ingannò il silenzio conversando col medico Charles Jackson. La discussione finì sulle scariche elettriche e sulla velocità della corrente nei fili conduttori: da lì Morse unì i puntini per disegnare l’opera più celebre della sua carriera, il telegrafo elettrico. Ho chiesto di Morse nel palazzo, ma non si sa a che piano visse. E non c’è nessuna pietra parlante a indicare che, nel palazzo accanto, nacque qualcuno che dietro Montecitorio, passò tutta la sua infanzia. Restandone evidentemente segnato visto che quel bambino si chiamava Giulio Andreotti.

UTILITATES
-Per vedere i resti di questo soggiorno nell’arte di Morse, The Chapel of the Virgin at Subiaco, 1830, olio su tela.
-Per una pausa pranzo in zona che non sia un’americanata andate in fondo a via dei Prefetti, da Ciao Checca.

 

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